sabato 17 gennaio 2015

IL RIVOLUZIONARIO CAPANNA VUOLE IL VITALIZIO




MILANO – Mario Capanna “dopo aver perso la rivoluzione non vuole perdere il vitalizio“. La definizione di Dagospia ben definisce la parabola di Capanna, ex leader dei sessantottini ed ex leader diDemocrazia Proletaria, oggi di nuovo al centro delle cronache per aver fatto ricorso contro il taglio del vitalizio. In tutto sono 54 gli ex consiglieri dellaRegione Lombardia ad essere ricorsi al Tar per paura di perdere quello che loro considerano “un diritto acquisito” ma che molte persone considerano uno dei tanti privilegi della Casta (sì,

proprio la stessa contro cui, sotto altre definizione, i sessantottini e i loro eredi si sono scagliati). Dopo che sui giornali si è ampiamente titolato sul ricorso, Capanna ha scritto una lettera di autodifesa al Corriere della Sera.


Il suo ragionamento è il seguente: se io ho acquisito il diritto al vitalizio e voi me lo togliete, questo crea un pericoloso precedente. Pensate ai pensionati, a quel punto lo Stato sarà legittimato a toccare le loropensioni. Il paragone di Capanna regge fino a un certo punto: è vero che toccare ex post la pensione accumulata per una vita non è giusto. E’ vero anche però che il vitalizio è una rendita a vita ottenuta grazie a pochi (e profumatamente pagati) anni di servizio presso le istituzioni. E la difesa di un privilegio simile avrà fatto inviperire e non poco i “compagni” (o gli ex compagni) di Capanna.

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